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Modificare immagini dal terminale
 Inviata il  Mer 21 Dic, 2011 15:10 Da walter
News
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Se vogliamo apportare la stessa modifica a più immagini contemporaneamente, o desideriamo operare rapidamente su una immagine singola, possiamo ricorrere anche alla linea di comando a patto che sul nostro sistema Linux sia presente il pacchetto Imagemagick, se così non fosse, installiamolo dal package manager della nostra distribuzione.
Fatto questo, posizioniamoci nella cartella contenente le immagini da modificare e digitiamo, per esempio:

mogrify –resize 1024x800 *.jpg

con questo comando, abbiamo ridimensionato tutte le immagini nel formato .jpg contenute nella nostra cartella ad una taglia di 1024x800 pixel, ma se volessimo ridimensionare solo l’immagine prova.jpg?

mogrify –resize 1024x800 prova.jpg

Volendo, al posto delle dimensioni delle immagini è possibile inserire la percentuale di riduzione:

mogrify –resize 50% *.jpg

in questo esempio abbiamo ridotto tutte le immagini .jpg del 50%.
I comandi a seguire hanno le stesse funzionalità dei precedenti, l’unica differenza è che lasciano inalterata l’immagine di input e salvano il risultato in un'altra immagine:

convert –sample 80x40 input.jpg output.jpg
convert –sample 25%x25% input.jpg output.jpg
convert –sample 50% input.jpg output.jpg

mogrify –format jpg *.png

converte tutte le immagini dal formato .png a .jpg , senza modificare i file .png.

convert *.png *.jpg

converte tutte le immagini dal formato .png a .jpg , i file png non vengono modificati.
E se volessimo ruotare un immagine di 90 gradi?

mogrify –rotate 90 prova.png

invece con il comando:

mogrify –rotate 90 *.jpg

verranno ruotate di 90° tutte le immagini .jpg contenute nella cartella corrente.
E per finire:

convert –rotate 90 input.jpg output.jpg

ruota di 90 gradi l’immagine input.jpg e salva il risultato in output.jpg.
L’immagine input.jpg resta inalterata.
Queste sono solo alcune delle tante funzioni offerte da imagemagick.
Indubbiamente, utilizzare una applicazione di grafica dalla linea di comando è un po’ scomodo, tuttavia se dobbiamo eseguire una stessa operazione su centinaia di immagini questo metodo può rivelarsi di estrema utilità.
I manuali completi dei suddetti comandi sono disponibili direttamente da terminale: “man mogrify” e “man convert”.


 

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15 Shell Tricks
 Inviata il  Gio 24 Nov, 2011 09:58 Da walter
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Usare l’interfaccia a linea di comando a mio parere rappresenta un’occasione per imparare qualcosa in più sui computer e i sistemi operativi.
Ci permetterà di diventare degli utenti più smaliziati, che sanno sfruttare a fondo le risorse di un computer e non sono costretti a ricorrere sempre all’amico o al familiare di turno per risolvere un problema.
Saremo noi, insomma a guidare il sistema e non viceversa.
La shell negli ambienti Unix (e Linux non fa eccezione) è un elemento fondamentale del sistema operativo.
Solo chi sa usare correttamente questo ambiente può affermare di conoscere i sistemi *nix, altrimenti è solo un semplice utilizzatore.
Lo scopo di questo post è di condividere con voi alcuni comandi bash interessanti che possono rivelarsi utili nell’utilizzo quotidiano di un OS Unix-Like.
Eccone 15, mi auguro che siano di vostro gradimento.

1) Trovare file più grandi di 10 Mega, modificati negli ultimi 3 giorni:

find / -size +10000k -mtime –3

2) Copiare la chiave pubblica ssh su un server da una macchina che non ha ssh-copy-id, es. Mac OS X o altre varianti di *nix:

cat ~/.ssh/id_rsa.pub | ssh [email protected] “mkdir ~/.ssh; cat >> ~/.ssh/authorized_keys”

3) Sostituire tutte le occorrenze di “pippo” con “pluto” per ogni file con estensione .txt nella cartella corrente:

for NOMEFILE in *.txt; do sed -i 's/pippo/pluto/g' "${NOMEFILE}"; done

4) Sapere quanti MegaByte liberi abbiamo nella RAM:

free | awk '/Mem/ {print $4 / 1024}'

5) In alcune situazioni è necessario riuscire a trovare i file modificati “n” minuti fa .
Come fare a individuare il file che ci interessa?
Avvaliamoci del comando “find” assieme alla sua opzione “-cmin”.
Supponiamo ad esempio di voler individuare tutti i file modificati entro 30 minuti, per cui digitiamo:

find / -cmin 30

6) Nascondere i comandi dentro la shell.
Se abbiamo la necessità di nascondere a video i comandi che impartiamo all’interno della shell, attiviamo tale funzione in questo modo:

stty –echo

e disattiviamola così:

stty echo

7) Stabilire se la CPU supporta la virtualizzazione dell’hardware.
Qualora ci interessi sapere se il processore supporta la virtualizzazione serviamoci di questo comando:

egrep -c '(vmx|svm)' /proc/cpuinfo

Se la risposta è 0 significa che la CPU non supporta la virtualizzazione dell’hardware, se invece la risposta è 1, la virtualizzazione è supportata, ma è necessario accertarsi che nel BIOS sia abilitata la relativa opzione.

8)Backup dell’Hard Disk su una partizione o su un disco esterno.
Di seguito, un classico esempio di dd che ci permette di eseguire un backup di una partizione del nostro hard disk su una partizione o su un disco esterno:

sudo dd if=/dev/sda1 of=/dev/sdc1 bs=4096 conv=noerror,sync

in questo caso abbiamo un blocksize di 4096 e l’opzione “noerror” per indicare a “dd” di continuare la copia dei file anche nel caso di settori illeggibili che potrebbero generare errori.
Se volessimo salvare il contenuto copiato con “dd” su un file immagine, facciamolo così:

sudo dd if=/dev/sda1 of=/dev/sdc1/hddbackup.img

9) Redirezione dell’output ed errori.
Per redirezionare l’output e gli errori di un comando in un file digitiamo:

command &> file

possiamo usare anche strace:

strace badapp &> errors_and_output

sapendo che il valore 1 rappresenta lo standard output e il valore 2 lo standard error, possiamo redirezionare usando anche 1> o 2>.

10) Aggiungere una chiave pubblica su macchine remote.
Se abbiamo più chiavi pubbliche abilitate alla connessione su un server via ssh, scriviamo:

ssh-copy-id –i .ssh/id_rsa.pub hostname

Generalmente ssh risponderà:

Now try logging into the machine, with “ssh ‘hostname’” , and check in:

.ssh/authorized_keys

to make sure we haven’t added extra keys that you weren’t expecting.

11) Parallelizzare i cicli (loops).
Un Sysadmin sicuramente conosce la potenza del ciclo for (fare qualcosa per uno, dieci, cento utenti o macchine).
Di solito ogni utente mette i propri cicli in sequenza, quindi bisogna attendere che un ciclo di lavoro sia terminato prima di farne un altro.
Tramite questo trucchetto ogni lavoro o compito dei nostri cicli possono essere fatti girare in background, evitando di aspettare la fine di un ciclo prima di compiere un’altra operazione.
A seguire, un esempio con ‘sudo apt-get update’:

for HOST in $(cat ListOfHosts); do ssh $HOST ´sudo apt-get update´ & done

sfruttiamolo anche per un tunnel:

for HOST in $(cat ListOfHosts); do ssh -C -N -R 80:localhost:80 $HOST & done

12) Estrarre un RPM senza software aggiuntivo.
Con il trucco seguente, invece di utilizzare rpm2cpio, adopereremo questi comandi per installare/estrarre un pacchetto in una directory temporanea evitando di alterare il database RPM di sistema.
Possiamo anche disabilitare gli script e le dipendenze:

mkdir /tmp/deleteme
rpm -ivh -root /tmp/deleteme -nodeps -noscripts package.rpm

il pacchetto viene inserito in /tmp/deleteme e la sua eliminazione non comporterà problemi di sorta.

13) Eseguire un comando su più host in parallelo (è consigliabile prima uno scambio di chiavi pubbliche, altrimenti dovremo immettere la password più volte):

for host in host1 host2 host3; do echo -n $host:; ssh $host uptime; done;

14) Generare una lista di tutti i pacchetti RPM installati sul sistema:

rpm -qa > pacchetti.txt

15) Verifica del kernel in esecuzione.
Per verificare se sia in esecuzione un kernel a 64 bit lanciamo questo comando:

uname –m

il risultato sarà simile ai seguenti:
x86_64 indica che il kernel è a 64 bit, mentre i386, i486, i586, i686 indicano un kernel a 32 bit.


 

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Un tool per ottimizzare Fedora
 Inviata il  Mer 26 Ott, 2011 17:08 Da walter
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Cos’è Fedora Utils?
Fedora Utils è un applicativo per Fedora Linux che ci consente di “perfezionare” l’installazione di questa distro, arricchendola di tutto quel software di terze parti che per incompatibilità di licenza non risulta presente nei repo ufficiali della distribuzione.
In più, grazie a questo tool saremo in grado di applicare una serie di tweak atti a velocizzare il sistema, in modo molto semplice.
Tramite Fedora Utils è possibile aggiungere i repository RPM Fusion, installare i principali codec multimediali proprietari, il player Flash, Sun Java, Google Chrome, VirtualBox, Skype, Google Earth, Picasa, Wine, Adobe Air, etc.
Ma le funzionalità del programma non finiscono qui, infatti come accennato in precedenza possiamo modificare delle impostazioni di sistema, come ad esempio disabilitare SELinux, fixare i problemi con i font Smoothing, i malfunzionamenti di: Mplayer, Anaconda, rpmdb, gnome keyring, etc, disattivare i processi inutilizzati e altro ancora.
L’applicazione non necessita di essere installata è sufficiente eseguire il download dello script da qui e renderlo eseguibile in questo modo:

chmod +x fedorautils-*

per lanciarlo digitiamo:

sudo ./fedorautils-*

oppure:

su –c "./fedorautils-*"

Per ulteriori info, vi rimando al sito di Fedora Utils.


 

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Tiny Core: micro distro da 10 MB
 Inviata il  Lun 26 Set, 2011 12:39 Da walter
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Personalmente preferisco Linux, perché offre una scalabilità estrema e proprio per le sue caratteristiche di apertura, permette di lavorare su computer di tutte le piattaforme (da Intel a Alpha-DEC, da S/390 ad Apple) e di tutte le potenze (dai piccoli dispositivi elettronici, ai server aziendali professionali).
Inoltre visto che il software di Linux viene concesso in base alle norme della licenza Open Source, chiunque è libero di configurare e distribuire una propria versione di questo sistema operativo, sempre sostanzialmente in modo gratuito.
Ciò ha portato alla proliferazione delle cosiddette distribuzioni, ovvero vari “gusti” di Linux, ognuno con caratteristiche specifiche.
Oggi vorrei parlarvi di una mini distro, che per via delle sue ridotte dimensioni ha attirato la mia attenzione: Tiny Core.
Tiny Core è una distribuzione minimalista, capace di funzionare con soli 10 MB di spazio libero, che adotta un kernel 2.6, Busybox, Tiny X e Fltk (Fast Light Toolkit).
Grazie a questa “micro” distro è possibile tramutare un Pc obsoleto dalle risorse hardware limitate in una Linux box utilizzabile sia per amministrazione e recovery che per normale produttività (desktop environment), ma nessuno ci vieta di usarla su una macchina più performante tipo un moderno notebook o un netbook.
Il sistema gira in memoria RAM, per cui è molto rapido anche in fase di boot.
Tiny Core nella versione base non fornisce nessuna applicazione, eccetto un browser che ci consente di prelevare le estensioni di cui abbiamo bisogno, ad esempio Opera, Kompozer, Mplayer, Inkscape, etc…da un repository online dedicato.
Le estensioni sono file compressi di tipo squashfs, inoltre nel repository ufficiale è disponibile l’estensione base-locale che contiene la traduzione delle interfacce grafiche.
Se abbiamo intenzione di provarla, eseguiamo il download dell’ultima versione disponibile da qui.


 

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Cancellare un disco con dd
 Inviata il  Gio 25 Ago, 2011 14:09 Da walter
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Prendendo spunto da alcuni contenuti presenti sulla guida di riferimento Debian, Debian Reference (versione 2), ci terrei ad illustrarvi alcune soluzioni interessanti da sfruttare per cancellare un’intera unità di archiviazione, come un Hard Disk o una chiave USB.
Possiamo adottare svariati metodi per cancellare completamente i dati da un device simile ad un disco fisso, per esempio una chiavetta USB in “/dev/sdb”.
Prima di lanciare i comandi che seguono è tuttavia consigliabile verificare la posizione della pendrive con mount.
Dopodichè, se desideriamo cancellare i contenuti della penna reimpostando tutti i dati a 0, facciamolo così:

# dd if=/dev/zero of=/dev/sdb

se invece abbiamo intenzione di cancellare tutto sovrascrivendo dati casuali digitiamo:

# dd if=/dev/urandom of=/dev/sdb

ma se vogliamo cancellare tutto sovrascrivendo dati casuali con maggiore efficienza, adoperiamo il comando shred:

# shred –v –n 1 /dev/sdb

Considerato che il comando dd è utilizzabile dalla shell di parecchi CD Linux avviabili (come il CD di Debian) è possibile cancellare totalmente un sistema operativo installato su disco fisso, ad esempio “/dev/hda” , “/dev/sda” , etc…avvalendoci anche di un supporto CD.


 

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